|
|
|
Vorrei renderLe visibile lo stato d'animo di un medico che ha ruolo di suddito di questa Italia e che ogni giorno deve impegnarsi a curare la gente. È per me un difficile ma gradito compito quello di dare salute, inculcare fiducia, in quel triste momento in cui l'uomo si accorge di avere un solo dovere: difendere se stesso dalla malattia. Perché la malattia non è né democratica né collettivizzabile, colpisce il singolo e gli ricorda che non è eterno. Io sono passato da me dico a malato e la sana malattia mi ha curato e guarito da tante idee. Da allora, quando visito, ed io curo soprattutto malati di cancro, non manco mai un momento iniziale in cui dico: «Salve, come la trovo bene...» e poi faccio il mio lavoro. Sono però sicuro che la maggior parte del mio dettato ippocratico l'ho già eseguita con questa prima frase di rasserenamento, nel trasmettere al mio paziente la fiducia per la vita. Questo forse è il mio primo compito, e non è un dettato scritto in nessuna legge, ma forse cucito con il filo dell'etica nel camice che ora indosso. E ciò è tanto più vero quando, a nostre spese, abbiamo riempito il reparto di computer per essere più efficienti e più efficaci, per fare scienza medica oltre che coscienza me dica. E sì... perché il computer serve, ma distoglie il medico dal paziente, costringe a rivolgersi al video, rubando tempo al conforto e alla speranza. Ma la macchina è forse indispensabile, e noi ci siamo adeguati cercando di mantenere umano il nostro ruolo; ma per favore che si sappia che l'80 per cento delle attrezzature dei nostri pubblici ospedali non hanno un'origine pubblica: sono prodotti di libere donazioni di malati, grati ai medici, a coloro che però sono purtroppo ingrati al ministro della Sanità. Ma non è possibile ora, che io non urli l'infamia di vedermi accusato, con tutti i miei colleghi, di essere sempre dei cattivi medici, di essere dei rapaci, dei fannulloni. Per il ministro siamo anime pervase da spirito a delinquere , da assoggettare a tutti coloro che per fortuna non hanno abbracciato la nostra professione. Per fortuna che ci sono gli amministrativi che «saggiamente ci amministrano». Peccato che costano allo Stato il 40 per cento della spesa sanitaria. Ed è saggio che la riforma tagli nell'anno 2000 le cure ai cittadini, anche perché è stata concepita da una commissione ministeriale di 40 esperti di cui uno solo medico. Viva il ministro che ci regala la promessa di 400 miliardi di nuove spese per pagare nu ovi ruoli non medici. Solo l'essenziale nelle cure, perché dobbiamo pagare i nuovi ruoli amministrativi. Il resto i cittadini se lo paghino con i Fondi Integrativi, che con i soldi in aggiunta pagati dagli italiani, si presteranno a reintegrare le prestazioni, che attualmente sono gratuitamente fornite dal SSN, ma che presto verranno tolte. Per fortuna Ippocrate ci ha lasciato una pergamena, che viene ancora insegnata agli studenti di medicina, gli stessi che, oggi impegnati negli studi e nella speranza, domani affronteranno un futuro di medici disoccupati. La speranza di un lavoro che non si fa per soldi, ma per la spinta interna dell'etica, per cui è giusto andare avanti, perché l'Etica non sa cosa scrive la «legge» del ministro della sanità .
|
|