29.03.2001

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La folle corsa……

 

La parola magica del momento  è " aziendalizzazione ".  La trasformazione in aziende di quello che prima era "un servizio al cittadino" sta modificando radicalmente i rapporti tra pazienti/medici/amministrativi/Stato. 

Sino a ieri il cittadino salvaguardava la propria salute ricorrendo al medico che si obbligava al suo compito con il concorso ed il supporto della struttura sanitaria. Imperativi erano il senso del dovere, l'etica personale ed il codice deontologico. Il rapporto era fiduciario tra il medico ed il paziente da un lato e tra il medico e lo Stato dall'altra parte.

Oggi tali imperativi restano ma devono categoricamente operare nel segno del risparmio e della produttività. I Medici sono obbligati a produrre volumi economici adeguati alle aspettative di chi comanda. Nel caso delle Aziende Ospedaliere è richiesto un aumento dell'attività  controbilanciata da una  contemporanea riduzione dei costi. Nella  Medicina Generale le cure devono essere erogate nel rispetto di massimali di spesa predefiniti. Nel primo caso L'obbligo è incrementare l'introito aziendale pur se così facendo si favorisce l'esborso collettivo nazionale. Nel secondo caso l'obiettivo è razionalizzare le cure offerte dai Medici di Medicina Generale nell'ottica di una metodologia basata su efficienza ed efficacia, teoricamente erogando  migliore servizio a minor costo.

Tale indirizzo sta producendo negli ambiti ospedalieri una affannata corsa alla ricerca di patologie da utilizzare quale valore economico nei rapporti con le amministrazioni. I Primari si sono trasformati in procacciatori d'affari. Le "merci" che tutte le aziende cercano sono i pazienti, contesi tra pubblico e privato accreditato. Imperativo categorico è "processare" i pazienti  quanto prima ed in minor tempo, perché "più pezzi la catena di montaggio produce maggiore sarà l'introito economico aziendale". Ecco allora un turbinio di ricoveri e dimissioni. Le famigerate liste d'attesa sono state drasticamente ridotte e compaiono i primi letti vuoti nei reparti. I Direttori Generali trasformano le aziende incrementando le degenze specialistiche ad alta resa economica ( cardiochirurgia, chirurgia vascolare, ecc. ) a discapito delle geriatrie e della medicina interna. E' evidente che tale sistema è imperniato su un valore preminente che è quello economico. Solo l'etica e la professionalità dei medici si oppone al totale svilimento della dignità umana. E' veramente esile la barriera morale che possiamo frapporre a difesa dei nostri pazienti, anche perché abbiamo scarsi o nulli poteri decisionali in merito alla scelta del sistema in cui dobbiamo svolgere la nostra attività. Le valutazioni sul nostro operare sono teoricamente improntate anche su pesi di natura qualitativa, ma soggette a commissioni la cui componente medica è decisamente e volutamente minoritaria, e di fatto ciò che con forza viene richiesto è il raggiungimento dei valori economici programmati dal comando amministrativo. Discostarsi da tale obiettivo può costare al Primario la perdita del suo incarico!! e per i suoi collaboratori il trasferimento ad altre sedi.! La perseverazione nel "mancato guadagno aziendale" prevede il licenziamento. Ecco allora che nella corsa all'accaparramento del paziente" tutto fa brodo", ed anche ciò che prima era di squisita pertinenza specialistica non viene più inviato da chi ne sa di più e ha più esperienza, ma trattato in sede perché "i soldi non si regalano". Iniziano le distorsioni qualitative del sistema. Risparmio sui costi, incremento dei casi….ma di quale qualità parliamo…di quella dei numeri o di quella basata sul miglior trattamento ricevuto dal povero paziente..!? E' giusto scindere tra assistenza sanitaria e supporto sociale: ma si è certi che le dimissioni precoci siano veramente protette e fonte di giusto risparmio ?! siamo sicuri che non arrechino invece più danno al sistema sociale impegnando le risorse lavorative dei famigliari nel ruolo dell'assistenza domiciliare con complessive perdite di valore economico!? È giusto che proliferino competenze specialistiche prevalentemente sulla base del guadagno aziendale più che su indicazioni di studi epidemiologici e di politica sanitaria del bisogno sociale?! E' proprio questo che vogliono i cittadini !? E' proprio questo ciò che vorremmo venisse fatto a tutti noi !? E' questa giusta politica sanitaria per tutti…o solo logica di guadagno aziendale?!

La richiesta di risparmio al  Medico di Medicina Generale è teoricamente improntata sulla "razionalizzazione della spesa". Qualità ed efficacia sono le parole magiche che la sottendono. Ma la realtà è ben diversa. Un buon ingranaggio funziona bene solo se tutta la macchina opera in sintonia. Il  professionista si deve obbligare a  prescrivere meno farmaci in un sistema in cui si producono più malati. Dove il numero dei pazienti processati dagli ospedali incrementa di giorno in giorno con un numero di prescrizioni di ripetizione ospedaliera in vertiginosa crescita. In un sistema in cui opera il grande fratello televisivo che  celebra quotidianamente il raggiungimento del benessere totale, alle cui sollecitazioni il cittadino risponde con la negazione dell'invecchiamento e della malattia e con la certezza della guarigione. Esami e medicine sono le perle che garantiscono l'eterna salute e la giovinezza, e loro richiesta cresce progressivamente. Unico baluardo contro tale falsità rimane, isolato, il povero medico che si trova a spiegare a pazienti increduli che non è così. Che esiste un appropriato uso dei farmaci e degli esami. Che la medicina ha dei limiti, in perpetuo antagonismo con i propri assistiti e con una informazione menzognera che non lo aiuta ma lo costringe ad un continuo ingrato e non compreso diniegare.

Ecco allora che la "equa razionalizzazione",  nel rispetto dei principi della qualità, di cui il comune utente  non sa nulla, assume solo l'aspetto dell' "iniquo razionamento"!!

E' facile essere personale amministrativo: esercitarsi a stabilire tetti di spesa sulla carta, giustificati con calcoli matematici di sicuro effetto. Lucidi, grafici, tabelle, teoremi, tutto molto bello ed attraente a tavolino, ma ben diverso è essere medici di frontiera dove poi questi facili numeri ed apparentemente semplici programmi devono tradursi in ben operare. Tutt'altro è l'opera di convinzione dei propri pazienti, sempre  pronti a chiedere e  ricevere per proprio personale tornaconto e affatto preparati a dare e pagare nell'ottica del sociale comune interesse!!

La fase mancante per il funzionamento di un sistema di giusta razionalizzazione della spesa sanitaria è la preventiva corretta opera di divulgazione dei principi a cui si obbligano ad ottemperare i medici nell'assistenza e nelle cure. L'istruzione al cittadino non può essere demandata all'operare del solo medico!! ed è strettamente connessa ad un opera di fidelizzazzione verso  la figura del professionista che invece è stata volutamente svilita negli ultimi anni. Solo il recupero dell' aspetto carismatico del medico permette una più  facile applicazione dei  dettati della medicina basata sulle evidenze cliniche. E' il Medico che "trasforma" parole, numeri e teoremi in opere concrete, attraverso un delicato, difficile processo di comprensione del paziente e dei suoi problemi.

A questa prospettiva di tutela del valore della professione, invece, il potere pur di soggiogare l'ars medica, risponde perseguendo la logica  alternativa del controllo dell'atto medico da parte di ridondanti strutture amministrative che nulla rischiano nel loro operare e che ben si guardano dal difficile rapporto con il malato che per loro  è, e sempre rimane, solo un numero in un foglio e mai diventa sofferenza, passione, coinvolgimento, etica e rapporto umano.

 

Marcello Costa Angeli

Milano li 29.03.2001

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Questa pagina è stata aggiornata l'ultima volta in data : 24 maggio 2007