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La folle corsa…… La parola magica del momento è " aziendalizzazione ". La trasformazione in aziende di quello che prima era "un servizio al cittadino" sta modificando radicalmente i rapporti tra pazienti/medici/amministrativi/Stato. Sino a ieri il cittadino salvaguardava la
propria salute ricorrendo al medico che si obbligava al suo compito con il
concorso ed il supporto della struttura sanitaria. Imperativi erano il senso del
dovere, l'etica personale ed il codice deontologico. Il rapporto era fiduciario
tra il medico ed il paziente da un lato e tra il medico e lo Stato dall'altra
parte. Oggi tali
imperativi restano ma devono categoricamente operare nel segno del risparmio e
della produttività. I Medici sono obbligati a produrre volumi economici adeguati alle
aspettative di chi comanda. Nel caso delle Aziende Ospedaliere è richiesto un
aumento dell'attività controbilanciata
da una contemporanea riduzione dei
costi. Nella Medicina Generale le
cure devono essere erogate nel rispetto di massimali di spesa predefiniti. Nel
primo caso L'obbligo è incrementare l'introito aziendale pur se così facendo
si favorisce l'esborso collettivo nazionale. Nel secondo caso l'obiettivo è
razionalizzare le cure offerte dai Medici di Medicina Generale nell'ottica di
una metodologia basata su efficienza ed efficacia, teoricamente erogando
migliore servizio a minor costo. Tale indirizzo sta producendo negli ambiti
ospedalieri una affannata corsa alla ricerca di patologie da utilizzare quale
valore economico nei rapporti con le amministrazioni. I Primari si sono trasformati in procacciatori d'affari. Le
"merci" che tutte le aziende cercano sono i pazienti, contesi tra
pubblico e privato accreditato. Imperativo categorico è "processare"
i pazienti quanto prima ed in minor
tempo, perché "più pezzi la catena
di montaggio produce maggiore sarà l'introito economico aziendale".
Ecco allora un turbinio di ricoveri e dimissioni.
Le famigerate liste d'attesa sono state drasticamente ridotte e compaiono i
primi letti vuoti nei reparti. I Direttori Generali trasformano le aziende
incrementando le degenze specialistiche ad alta resa economica (
cardiochirurgia, chirurgia vascolare, ecc. ) a discapito delle geriatrie e della
medicina interna. E' evidente che tale
sistema è imperniato su un valore
preminente che è quello economico. Solo l'etica e la professionalità dei
medici si oppone al totale svilimento della dignità umana. E' veramente esile
la barriera morale che possiamo frapporre a difesa dei nostri pazienti, anche
perché abbiamo scarsi o nulli poteri decisionali in merito alla scelta del
sistema in cui dobbiamo svolgere la nostra attività. Le valutazioni sul nostro
operare sono teoricamente improntate anche su pesi di natura qualitativa,
ma soggette a commissioni la cui componente medica è decisamente e volutamente
minoritaria, e di fatto ciò che con forza viene richiesto è il raggiungimento
dei valori economici programmati dal comando amministrativo. Discostarsi
da tale obiettivo può costare al Primario la perdita del suo incarico!! e per i
suoi collaboratori il trasferimento ad altre sedi.! La perseverazione nel
"mancato guadagno aziendale" prevede il licenziamento. Ecco allora
che nella corsa all'accaparramento del paziente" tutto fa brodo", ed
anche ciò che prima era di squisita pertinenza specialistica non viene più
inviato da chi ne sa di più e ha più esperienza, ma trattato in sede perché
"i soldi non si regalano".
Iniziano le distorsioni qualitative del sistema. Risparmio sui costi, incremento
dei casi….ma di quale qualità parliamo…di quella dei numeri o di quella
basata sul miglior trattamento ricevuto dal povero paziente..!? E' giusto
scindere tra assistenza sanitaria e supporto sociale: ma si è certi che le
dimissioni precoci siano veramente protette e fonte di giusto risparmio ?!
siamo sicuri che non arrechino invece più danno al sistema sociale impegnando
le risorse lavorative dei famigliari nel ruolo dell'assistenza domiciliare con
complessive perdite di valore economico!? È giusto che proliferino
competenze specialistiche prevalentemente sulla base del guadagno aziendale più
che su indicazioni di studi epidemiologici e di politica sanitaria del bisogno
sociale?! E' proprio questo che vogliono i cittadini !? E' proprio questo ciò
che vorremmo venisse fatto a tutti noi !? E' questa giusta politica sanitaria
per tutti…o solo logica di guadagno aziendale?! La richiesta di risparmio al
Medico di Medicina Generale è teoricamente improntata sulla
"razionalizzazione della spesa". Qualità ed efficacia sono le parole
magiche che la sottendono. Ma la realtà è ben diversa. Un buon ingranaggio funziona bene solo
se tutta la macchina opera in sintonia. Il
professionista si deve obbligare a prescrivere
meno farmaci in un sistema in cui si producono più malati. Dove il numero dei
pazienti processati dagli ospedali incrementa di giorno in giorno con un numero
di prescrizioni di ripetizione ospedaliera in vertiginosa crescita. In un
sistema in cui opera il grande fratello televisivo che
celebra quotidianamente il raggiungimento del benessere totale, alle cui
sollecitazioni il cittadino risponde con la negazione dell'invecchiamento e
della malattia e con la certezza della guarigione. Esami
e medicine sono le perle che garantiscono l'eterna salute e la giovinezza, e
loro richiesta cresce progressivamente. Unico baluardo contro tale falsità
rimane, isolato, il povero medico che si trova a spiegare a pazienti increduli
che non è così. Che esiste un appropriato uso dei farmaci e degli esami. Che
la medicina ha dei limiti, in perpetuo antagonismo con i propri assistiti e con
una informazione menzognera che non lo aiuta ma lo costringe ad un continuo
ingrato e non compreso diniegare. Ecco allora che
la "equa razionalizzazione", nel
rispetto dei principi della qualità, di cui il comune utente
non sa nulla, assume solo l'aspetto dell' "iniquo
razionamento"!! E' facile essere personale amministrativo: esercitarsi a stabilire tetti di spesa sulla carta, giustificati con calcoli matematici di sicuro effetto. Lucidi, grafici, tabelle, teoremi, tutto molto bello ed attraente a tavolino, ma ben diverso è essere medici di frontiera dove poi questi facili numeri ed apparentemente semplici programmi devono tradursi in ben operare. Tutt'altro è l'opera di convinzione dei propri pazienti, sempre pronti a chiedere e ricevere per proprio personale tornaconto e affatto preparati a dare e pagare nell'ottica del sociale comune interesse!! La fase mancante per il funzionamento di un sistema
di giusta razionalizzazione della spesa sanitaria è la preventiva corretta
opera di divulgazione dei principi a cui si obbligano ad ottemperare i medici
nell'assistenza e nelle cure. L'istruzione al cittadino non può essere
demandata all'operare del solo medico!! ed è strettamente connessa ad un opera
di fidelizzazzione verso la figura
del professionista che invece è stata volutamente svilita negli ultimi anni. Solo
il recupero dell' aspetto carismatico del medico permette una più
facile applicazione dei dettati
della medicina basata sulle evidenze cliniche. E' il Medico che
"trasforma" parole, numeri e teoremi in opere concrete, attraverso un
delicato, difficile processo di comprensione del paziente e dei suoi problemi. A questa prospettiva di tutela del valore della professione, invece, il potere pur di soggiogare l'ars medica, risponde perseguendo la logica alternativa del controllo dell'atto medico da parte di ridondanti strutture amministrative che nulla rischiano nel loro operare e che ben si guardano dal difficile rapporto con il malato che per loro è, e sempre rimane, solo un numero in un foglio e mai diventa sofferenza, passione, coinvolgimento, etica e rapporto umano. Marcello Costa Angeli Milano li 29.03.2001 |
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