12.12.2001

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Programma per il Contratto 2002 della Dirigenza Medica in nuovo S.S.N.

Come sempre siamo alle porte del rinnovo contrattuale ( 2002 ) senza aver visto applicato a pieno il precedente istituto normativo. Forse non dobbiamo deprecare questa inadempienza in quanto è anche espressione di una impossibile implementazione nel costrutto di una riforma sanitaria inesistente. Di questa riforma è stata volutamente applicata solo la parte economica ( per fortuna ) e mancano quasi tutti i decreti attuativi. L’attuale Governo vuole profondamente modificarla e mi è noto che è diviso in due schieramenti. Le forze poliste di centro sono intenzionate a ritoccarla, mentre lo schieramento di Alleanza Nazionale e polista di destra è fermamente convinto della necessità di abrogarla. Le realtà Aziendali hanno effettuato una contrattazione decentrata quanto mai variegata, poichè diverse sono le realtà strutturali degli Ospedali, delle USSL e delle Aziende in una Italia che è federalista nei contenuti sociali reali, ma cocciutamente e falsamente uniforme nella mentalità politica statale dei precedenti Governi. Ero giovanissimo e a scuola non si faceva altro che parlare della “ Questione Meridionale “ che tutt’oggi non mi pare risolta. Vero è che di Aziende si parla, se non solamente, almeno prevalentemente nel nord-Italia. Gli “incarichi” e le ”funzioni dirigenziali” sono istituti applicati in poche realtà. I centri di costo, i dipartimenti ( quelli veri e funzionanti… ), le verifiche di qualità e quantità delle prestazioni ( effettuate rigorosamente e non per adempimento amministrativo…. ), sono applicazioni che trovano ancora modo di fare notizia sul Sole 24 ore Sanità, e non rappresentano la realtà nazionale del SSN.

Io sono convinto che per produrre buona tutela della salute sia necessario una sola cosa: “un buon Medico”. Deve essere libero di agire secondo coscienza, professionalmente valido, eticamente conforme al suo dettato, motivato al lavoro, adeguatamente compensato per la sua responsabilità e per i suo ruolo e vincolato sempre e preminentemente al rapporto personale e di fiducia con il paziente.

Se riflettiamo su tali caratteristiche le troviamo valide per ogni situazione indipendentemente dalla zona geografica, dallo stato, dalla regione, dalle realtà locali e normative. Il fulcro del bene operare e del prodotto finale è rappresentato dalla motivazione del Medico che deve trovare nel suo essere persona e nella dignità della professione le forze, la rappresentatività e la propria soddisfazione per produrre il miglior servizio al paziente e quindi alla collettività.

Il recente passato, che muove peraltro dai precedenti percorsi politici e sociali, ha invertito tale assioma sostituendo la centralità della persona con le necessità collettive come se le due realtà coincidessero. Tale asserto è quanto meno demagogico e comporta lo stravolgimento dell’attività del Medico che non è più centrata sulla persona/paziente ma sul rispetto della “mission” verso la collettività. Ma come interpretare questa missione verso il collettivo ?!

La collettività è una astrazione a cui riferire valori variabili secondo le diverse visioni politiche, sociali, religiose, sociologiche. Risente di influenze economiche, demografiche e di convenienze sociali. Come tale un “dovere” verso tale realtà diventa sudditanza a diversi sistemi di idealità e non può prevedere obblighi etici poiché questi richiedono postulati “ supra legis” e “ supra partis”, quali la sacralità della vita umana e l’inviolabilità dei principi di libertà, fraternità ed eguaglianza degli esseri umani. Tutto ciò che ha sin’ora spinto il bene operare del medico non è applicabile in tale diverso costrutto.

Partendo da queste precisazioni possiamo affrontare la proposizione dei principi ispiratori del contratto 2002, rivisitando il passato per costruire il futuro, nell’ambito delle possibilità offerte dal nuovo indirizzo governativo. Il nostro obiettivo consiste nel favorire la ripresa della centralità medica e nello stesso tempo la salute di noi tutti con la procedura di lavorare bene per il singolo per operare meglio per la collettività.  

Il Servizio Sanitario Nazionale 

E’ indubbio che tale sistema ha portato ad evidenti vantaggi sulla popolazione italiana che vede una vita media molto longeva e un sistema preventivo discretamente sviluppato. Il problema costante di tale sistema è rappresentato dal costo che effettivamente lievita nel tempo con il progredire della tecnica medica e delle malattie croniche connesse all’invecchiamento della popolazione. Le caratteristiche fondamentali di tale struttura sono rappresentate dai principi di solidarietà, equità, universalità e accessibilità. L’analisi di tale prerogative vede sino ad ora che l’universalità è stata attuata non con la diffusione di una uguale accesso alla uniformità delle cure nelle diverse realtà regionali e locali ma piuttosto con la possibilità di accesso a chiunque in ogni sede indipendentemente che si localizzi nel proprio distretto o nella propria regione. Quindi l’assioma in essere è - Universalità Attuale = Diversità regionale ma libero accesso -.

L’equità del SSN viaggia su base di casta e di luogo. Se sei assicurato o ricco accedi a servizi privati o convenzionati rapidamente, con poco stress e con confort alberghiero diverso di quanto a disposizione per chi utilizza il servizio statale. L’ entità di tale situazione è commensurabile dalla spesa di ca. 50.0000 miliardi nel privato che attualmente rappresenta un terzo del futuro bilancio preventivo della spesa sanitaria pubblica italiana. In ciò mi è d’obbligo aprire una parentesi per dire che tale diversità si è recentemente modificata con la legge 31 della Lombardia che ha aperto il privato convenzionato a tutti i cittadini.

Per cui l’attuale SSN è un sistema che non garantisce standard uniformi di trattamento in ogni luogo sotto un dirigismo centrale nazionale esasperato come disegnato dalla 229, ma un sistema che colma le lacune locali con la sussidiarietà offerta dai servizi presenti in altre realtà a cui comunque l’accesso è libero. I Profili di Cura di Stato non trovano applicazione e vengono da decenni smentiti dalle variegate realtà locali, che per diversi e irreversibili motivi non si adeguano ai dettati centrali. Ciò che funziona veramente è la solidarietà dei cittadini, basata sui valori umani, che da sempre in Italia sopperisce all’inefficienza perenne del sistema statalista, la cui oggettivazione ormai dovrebbe essere considerata realtà tangibile ed inequivocabile.

Dobbiamo allora ripensare al SSN come è di fatto attualmente, una organizzazione che si è adeguata diversamente alle variegate realtà locali/regionali, con fughe in avanti in alcune sedi e arretratezze in altre. Livellare “razionando” in nome della falsa universalità e omogeneità verso i cittadini è specioso ed ingiusto poiché richiede rinunce in alcune sedi, e improponibili investimenti in altre realtà, con più che fondati dubbi di risultato e più che certi buchi di spesa meglio investibili in altre obiettivi.

Il risparmio non può trovarsi nelle spese per improponibili adeguamenti in realtà in cui il forzoso livellamento non è in linea con lo stato di fatto della realtà sociale. Inutile costruire le “ cattedrali” nel deserto; più realistico e meno dispendioso è spostare il bisogno di cure nelle realtà specialistiche consolidate, quando serve e nei modi in cui serve, e di converso limitarsi ad assicurare una buona assistenza di routine in realtà che al momento necessitano ancora tale fondamentale servizio.

Con lo sviluppo delle tecniche di telemedicina bisogna guardare avanti sapendo che molto di quanto oggi è necessario avere in loco nel prossimo vicino domani potremo utilizzare anche a distanze considerevoli, rendendo vane replicazioni dispendiose di servizi e professionalità.

E’ inoltre più facile spostare un paziente per un breve periodo in altra sede che costruire un centro efficiente ed efficace che richiede maggiori risorse e che non ha in fase iniziale competenze e professionalità derivanti da pregresse esperienze. Il disagio di un breve allontanamento dalla sede abituale è largamente compensato dall’assicurarsi competenza e professionalità sicure è non è altro che ciò che avviene oggi e avveniva ieri nella nostra realtà che andrebbe assicurato con diversa comodità.

I risparmi regionali di una tale politica troverebbero giuste collocazioni nel favorire con i fondi altrimenti destinati a impossibili implementazioni sanitarie, impresa e lavoro, senza cui non è possibile sviluppare l’adeguato tessuto sociale necessario per a dare origine anche in sanità a migliori competenze e più sofisticati servizi e professionalità.

Il federalismo sanitario non è in questa veste disomogeneità di trattamento e difficoltà di accesso alle cure, ma risparmio, miglior impiego di risorse e omogeneo utilizzo di competenze e professionalità. Ciò che deve essere assicurato è solo una metodica di facile accesso agli istituti di cura e il sistema di riequilibrio economico delle spese fra le diverse regioni. 

Il ruolo medico 

Se si accetta il dettato per cui la centralità del rapporto paziente/medico e la professionalità e responsabilità che è insito in tale rapporto rappresentino la base di partenza per costruire la salute collettiva, allora va ribadita e sostenuta la fondamentalità dell’atto medico, la sua libertà d’azione la sua forma “Dirigenziale” intesa come assunzione di enormi responsabilità espresse verso il singolo e la collettività.

Il passato della categoria ha invece visto il medico come impiegato dello stato, tutelato nella forma di dipendenza pubblica in cui la preminenza sempre più pressante dell’aspetto economico della spesa ha progressivamente limitato la sua area di competenza.La sua libertà professionale, anche nella tutela specifica della salute del paziente, è stata ristretta, in nome del maggior interesse di una collettività che non è più la difesa del singolo ma i rispetto del sistema.

Da tale distorto modo di impiego della professione medica si è ritenuto costruire uno “Status Dirigenziale” per l’aspetto economico amministrativo connesso alle funzioni professionali che subordina di fatto il Medico alla gerarchia non professionale, vincolandolo anche nella specificità dell’atto medico.

Tale “riconoscimento” è in realtà il disconoscimento dell’essere Dirigente per status. Il Medico non ha necessità di riconoscimento di status dirigenziale nella forma poiché “è dirigente nella sostanza”. Chi è più dirigente di colui che ha enormi responsabilità nello svolgere una attività di tipo professionale come colui che ha affidata la salute, la dignità, la vita e la morte del proprio simile ?? Non dirige di fatto un bene incommensurabile la cui responsabilità disegna da solo un mondo di valori ?? La trovata dello status dirigenziale aziendale è non solo ridicola, ma anche penosa e dolorosa, poiché rappresenta l’evoluzione di una trasformazione del medico dipendente che purtroppo ha culturalmente interiorizzato il contenuto della propria professione come una professione dipendente normata per legge. Ha sancito la svendita dell’autonomia professionale all’azienda che si è sostituita al cittadino e al paziente richiedendo al medico profitti e non prodotti per i pazienti. Il medico ( …Bollero ) ha visto in tale processo salvaguardata in parte la valenza economica e la solidità del posto lavorativo accomodandosi e trasformandosi in realtà nella veste di vero impiegato. Ora però la valenza economica è minima e la solidità del posto vacilla ed è il momento di operare una conversione del sistema più rispettosa delle necessita vere dei cittadini e del vero status dei medici. 

Funzionalità del sistema e professionalità 

Per fare funzionare con “professionalità” un sistema bisogna rispettare i dettati del professionista che richiede responsabilità professionale, dedizione al lavoro, etica, largo ambito di autonomia, individualità nell’ambito di pochi principi e dettati per gli obiettivi e gli indirizzi.

Il professionista per lavorare ha bisogno anche di grande autorità che non si esprime se non nell’ambito della massima libertà. La responsabilità professionale è il solo deterrente che tale lavoro necessita e non è realistico pensare di sostituirla con un collettivismo che contrasta con la libera iniziativa. La gerarchia deve essere limitata al minimo, poiché è un freno insopportabile per il ben operare nelle regole del professionismo. Vincoli importanti sono solo obiettivi e indirizzi, sufficienti per incanalare l’attività professionale nel giusto alveo con gli appropriati riscontri. 

Il sistema che noi vogliamo 

bulletDifesa del SSN. Inteso come sistema di erogazione del servizio pubblico delle cure e della prevenzione in cui lo Stato sia controllore e ispiratore dei principi e degli obiettivi nazionali. Minor impegno diretto ma maggior controllo e più fermezza nelle decisioni e nell’attività vicaria in caso di inadempienza delle strutture decentrate di erogazione dei servizi.Promozione dei principi di erogazione nell’ambito della sussidiarietà di tipo veramente pubblico e non centralistico e statale.
bulletFederalismo Sanitario. Inteso come autonoma rete regionale dei servizi sanitari in cui con modalità proprie si definisca l’assetto regionale quanto a erogazione delle cure e assicurazione della prevenzione. Integrazione con concorrenza anche interregionale nella promozione dei servizi, secondo anche principi di attrazione e di offerta sottesi a vicariare scelte regionali diversificate , con adeguata ridistribuzione dei costi nell’ambito della autonomia dei bilanci. La “Sanità” non è solo costo ma anche risorsa economica e di impiego a cui affidare il giusto valore produttivo regionale.
bulletCentralità del Medico che è una “risorsa” professionale ed eroga non solo dispendiosi servizi, ma assume i valori economici delle cure come investimenti regionali in salvaguardia del benessere. Promozione del motore economico, e anche attrazione di fondi provenienti dalle cure erogate alle altre realtà regionali.
bulletPromozione del valore professionale del medico; ampliamento della sua autonomia e valutazione dei servizi accessori come supporto alla attività clinica e non come limitante o fattore di indirizzo e di gerarchia.” Medico Dirigente “ come assioma e costrutto di un valore sostanziale e non di una funzione aziendale.
bulletRiconoscimento del valore professionale con adeguati compensi e remunerazioni non solo stipendiali ma anche prestazionali, con abolizione dei vincoli nella libera professione e ristabilimento dell’importanza del rapporto diretto medico/paziente.
bulletRivalutazione dell’attività e dell’importanza degli Ordini professionali come responsabili del controllo dell’atto medico e della sua appropriatezza nell’ambito della promozione dello sviluppo di una vasta attività liberoprofessionale.
bulletRivisitazione delle società scientifiche professionali che non devono rappresentare strumenti di sudditanza del medico ad uso dello stato e delle organizzazioni ma solo di promozione della cultura specialistica.
bulletRicostruzione dell’attività sindacale che deve esprimersi anch’essa prevalentemente nel sistema regionale in relazione alle possibili differenze applicative del fare sanità seppure nell’ambito degli indirizzi comuni.
bulletValorizzazione del fronte della disoccupazione con programmi di assistenza sul mercato del lavoro poiché tutela della professione è anche tutela della dignità professionale che si deprezza nella vana ricerca dell’impiego professionale.

 

E’ con tali indirizzi che vogliamo presentarci a redigere il futuro contratto di lavoro dei Medici della Dirigenza. 

Marcello Costa Angeli

Responsabile Nazionale Area Ospedaliera

S.N.A.M.I

 

Milano 12.12.2001

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Questa pagina è stata aggiornata l'ultima volta in data : 24 maggio 2007