04/04/2002

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intesa medica
Fax a Sirchia
12.02.2002

 

corriere della sera.it del 04.04.2002

gio 04/04

«Medici, visite più rapide con la riforma»

Il ministro Sirchia: la libera professione ridurrà le liste d’attesa, ridiamo dignità a chi lavora in ospedale

ROMA - «Abbiamo restituito ai medici la libertà e la dignità professionale che avevano perso. Ma soprattutto abbiamo pensato ai cittadini che non possono pagare visite ed esami urgenti e devono rassegnarsi a lunghe attese». Tarda serata. Il ministro Girolamo Sirchia ha appena ultimato il giro di ricognizione fra sindacati e Regioni per misurare il gradimento della controriforma sul «rapporto di lavoro dei medici del servizio sanitario». Una delle finalità del progetto, entro 15 giorni in Consiglio dei ministri, sono le liste di attesa. L’attività libero professionale dei camici bianchi verrà messa a disposizione in via prioritaria dell’azienda che la utilizzerà, a sue spese, per tagliare i tempi e offrire prestazioni più rapide.
«Siamo partiti da una realtà - spiega soddisfatto il ministro -. C’è un doppio canale nell’erogazione dei servizi, determinato dall’attuale sistema della libera professione interna all’ospedale (intramoenia). Chi non può pagare aspetta, anche mesi. Chi può permettersi di tirare fuori i soldi salta la coda e prenota la visita anche per il giorno dopo, attraverso la caposala e senza passare per gli sportelli. Ho raccolto proteste indignate. Era ora di cambiare».
Come?
«L’intramoenia è una scelta volontaria del medico e sarà utilizzata in prima battuta dall’azienda, che si prende carico dei costi, per accorciare le liste di attesa nelle specialità più urgenti. Se sarà necessario, laboratori e apparecchiature resteranno aperti anche il sabato, il giorno preferito dalla gente per recarsi in ospedale».
Dov’è la novità?
«La libera professione è consentita senza vincoli, sia all’interno dell’ospedale o in strutture convenzionate, con tariffe calmierate. Libertà di esercitare la professione privata in senso stretto, fuori dall’ospedale, ma solo in studi o cliniche non convenzionate».
Che medici saranno ?
«Abbiamo liberalizzato la professione medica, mortificata da vincoli burocratici e penalizzanti . Gli stipendi restano invariati rispetto a quelli attuali. L’esclusività viene cancellata, inaccettabile così come l’’irreversibilità che non ammetteva ripensamenti».
E come spiega che oltre il 90% dei dipendenti ospedalieri avevano però optato per l’intramoenia ?
«Sono stati costretti a farlo per non vedersi preclusi aumenti di stipendio e primariato. Un sistema illiberale».
Si torna alla situazione precedente la Riforma Bindi . L’ex ministro del governo di centrosinistra e Livia Turco, responsabile del Welfare nei Ds, parlano di scandaloso ritorno al passato.
«Sì, in realtà gran parte dell’antico sistema è stato ripristinato, fermo restando che la priorità è il taglio delle liste di attesa. Ma non è uno scandalo. Non crediamo allo statalismo».
Una controriforma?
«Non ho ambizioni di riformatore. Voglio malati serviti meglio e medici motivati. Chi è in questo stato d’animo lavora meglio. Nella categoria il malcontento era tangibile».
Avete ceduto a tutte le richieste dei medici : pagati di più per fare quello che vogliono . Vero ?
« No, gli abbiamo solo restituito i diritti perduti ».
E la copertura finanziaria? Le Regioni si sono dette preoccupate perché dovranno continuare a pagare le indennità legat e al rapporto in esclusiva.
«É prevista la figura dei medici a tempo parziale. Il denaro risparmiato servirà a pagare la libera professione per l’azienda. Poi ci sono i soldi non spesi per attrezzare i reparti destinati alla libera professione intramuraria».
Tra i sindacati degli ospedalieri, esulta la Cimo: «Si avvia il processo richiesto e promesso, il medico riconquista il suo ruolo, che si era svilito», dice Stefano Biasioli. Storce la bocca Roberto Polillo, Cgil: «Si torna indietro di 30 anni. Una presa in giro per i pazienti che torneranno ad essere dirottati nelle cliniche private». Si riserva il giudizio Serafino Zucchelli, Anaao-Assomed.
Margherita De Bac

A FAVORE

Costa Angeli: così privilegiati i malati

«Ora potremo curare i pazienti senza doverci preoccupare dei bilanci delle aziende»

MILANO - «O faccio l’interesse dell’azienda, perché la Bindi ha anche trasformato gli ospedali in aziende, o faccio quello del paziente. Il ministro Sirchia, finalmente, liberandomi dal rapporto di dipendenza servile dall’azienda mi consentirà di curare il cittadino senza preoccuparmi dei bilanci». Marcello Costa Angeli, aiuto primario di Chirurgia toracica all’ospedale San Gerardo di Monza, è evidentemente a favore della «controriforma». Parla nell’interesse del cittadino, dice: «Perché è sicuramente il soggetto più debole rispetto all’interesse aziendale. Se il medico è sganciato dall’industria ed è fiduciario del paziente il vantaggio è tutto di quest’ultimo». E aggiunge: «La riforma Bindi mi costringeva a una scelta drammatica, perché sono stato formato per curare le persone e poi mi sono trovato costretto a lavorare a vantaggio dell’azienda». L’esempio è efficace: spiega Costa Angeli che l’ospedale viene pagato «a prestazione», per un «pacchetto polmone» 9.800 euro. «Mi spiego? Magari devo dimettere il paziente prima perché con tre giorni in più di degenza l’ospedale ci perde». Bilanci da pareggiare, spese da contenere, tagli sui farmaci, sui ricoveri: ecco che cosa sperano di essersi lasciati alle spalle molti medici come Costa Angeli. E a chi li accusa di voler riguadagnare gli antichi privilegi, a scapito del «pubblico», lui risponde così: «La riforma Bindi, per esempio, premia i medici che lavorano esclusivamente in ospedale: carriera e denaro. E’ un errore. Diventa primario chi lavora di più, in termini di ore. E non chi lavora meglio. Assurdo: se un medico è richiesto fuori è perché è più bravo, non va penalizzato». Lui, quindi, ringrazia: «Ci voleva un ministro medico per liberarci dalla riforma Bindi, che abbiamo subito tutti. Anche chi non è disposto a dichiararlo».

Federica Cavadini

CONTRO

Vitali: c’è il rischio di favorire il privato

«Perché decidere di togliere al pubblico quella fonte di reddito?»

MILANO - Ha sempre e solo lavorato nel pubblico e nel pubblico ha fatto carriera: Ettore Vitali, 50 anni, è primario della divisione di cardiochirurgia «Angelo De Gasperis» dell’ospedale Niguarda di Milano ed è un accanito sostenitore del ruolo del pubblico nella gestione della Sanità. Che ne pensa della svolta annunciata dal ministro Sirchia? «Premettendo che non mi è chiarissimo che cosa si voglia veramente andare a fare, mi domando perché decidere di togliere al pubblico, inteso come singoli e come struttura, una fonte di reddito, quale erano i pagamenti "cash" che entravano in ospedale grazie alla libera professione interna, proprio mentre lo stesso ministro va continuamente ripetendo che l’eccellenza, e l’eccellenza si trova solo nel pubblico, deve essere supportata. Il pubblico se non gli si tagliano le gambe, e spero proprio non lo si voglia fare, ha tutte le armi per dare battaglia al privato ma ha bisogno di due cose». Sarebbe a dire? «Di non dover rispondere a regole esclusivamente economiche e di medici con stipendi decorosi». «Quello che temo è che, in futuro - continua il primario -, proprio perché si è tolto l’obbligo di svolgere la libera professione esclusivamente all’interno degli ospedali, quando si tornerà a parlare di rinnovi contrattuali se ne approfitterà per "tagliare" gli stipendi, causando magari ulteriori fughe di bravi professionisti dal pubblico verso il privato. Ma la vera novità, nel prossimo futuro, è che, anche in merito alla libera professione, molto dipenderà da scelte regionali. Potrebbero benissimo essere le varie Regioni a decidere se incentivare o meno, con fondi propri, la libera professione interna o, al contrario, lasciare aperte le porte e incoraggiare di fatto i medici ad esercitare la libera professione all’esterno».

Daniela Natali

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Questa pagina è stata aggiornata l'ultima volta in data : 24 maggio 2007