Il tutto viene potenziato dalla
recente introduzione nella farmacopea italiana della pillola antifumo a base
di
bupropione.
Esiste un test semplice, ma
scientificamente testato, il Test di FAGERSTROM
che permette di rilevare il grado di
nicotino-dipendenza
e di guidare all'uso e al giusto dosaggio del cerotto a base di nicotina.La prima domanda del test consiste
non a caso su quale è per il fumatore la sigaretta "essenziale" durante la
giornata. Infatti tra le diverse domande che un fumatore in "via di
pentimento" si sentirà rivolgere, questa è certo la più insidiosa e la più
importante perchè, attenzione, "essenziale", non vuol dire "buona", come la
sigaretta dopo un pasto. Spiega il prof. Fagestrom: "Essendo l'emivita della
nicotina molto corta (rimane nel sangue non più di un'ora per essere poi
trasformata dal fegato in cotinina che viene eliminata con le urine), al
mattino il serbatoio del fumatore è vuoto, per cui, dall'urgenza che ha di
riempirlo, dipenderà la difficoltà che incontrerà nello smettere di fumare.
E' per questo che l'essenzialità della prima sigaretta al risveglio riveste
un carattere chiave: perchè misura la pendenza della salita su cui il
fumatore dovrà spingere il carro. Non è tanto quindi una questione di
carattere o di volontà ma di dipendenza: spinge meglio il carro chi ha
minore dipendenza."La nicotina inalata, in meno di 10
sec. giunge in alcune zone del cervello (per esempio locus ceruleus e
sistema mesolimbico) provocando progressivamente delle modificazioni
chimiche che sono responsabili della dipendenza psichica e fisica; col tempo
poi, la seconda supererà la prima. Da qui l'esigenza di una terapia
nicotinica sostitutiva.Oltre a questi due metodi sono
state esaminate altre tecniche adottate nella disassuefazione, che per ora
non hanno trovato un riscontro scientifico:
a) TECNICHE di COMPORTAMENTO.
Sotto questa dicitura sono inclusi
e sono stati esaminati metodi diversi tra loro, dai corsi antifumo condotti
con medici e psicologi fino all'uso di semplici manuali.Anche le tecniche utilizzate sono
di vario genere: c'è chi usa il rilassamento corporeo, chi stabilisce premi
al raggiungimento degli obiettivi (e "punizioni" se si fallisce), chi cerca
di comprendere cosa sta alla base del desiderio di fumare, chi punta
sull'autocontrollo e sull'autostima. Queste tecniche hanno un effetto
statisticamente significativo (P=0,5) ma non più del semplice consiglio e
incoraggiamento medico (2%), con l'handicap aggiuntivo del costo che queste
tecniche di comportamento prevedono.
b) TECNICHE di DISGUSTO.
Sono due le procedure più seguite:
raddoppiare il numero di sigarette fumate o accelerare le boccate così da
essere letteralmente nauseati dal fumo. La loro efficacia secondo questo
studio sarebbe soddisfacente (14% di successo) se non fosse per due
problemi: 1) ricerche più approfondite sui 637 partecipanti allo studio, col
dosaggio della cotinina nelle urine è stato rilevato che molti degli
"astinenti" non avevano abbandonato del tutto il fumo. 2) il secondo
problema è la pericolosità di queste procedure che aumentano bruscamente i
livelli di nicotina nel sangue.
c) IPNOSI.
Tecnica di condizionamento al
disgusto per il tabacco. Secondo gli ex-fumatori l'efficacia sembra essere
elevata (23%) ma non esistono studi controllati sulle urine.
c) AGOPUNTURA e l'AURICOLOTERAPIA.
Per queste due metodiche non esiste
alcuno studio controllato che ne abbia dimostrato l'efficacia.
c) ERBE e SOSTANZE NATURALI.
Alcuni usano le erbe come
coadiuvanti nel trattamento anti-fumo come le radici di genziana o di
calamo. Ma non esistono studi scientifici rigorosi sull'argomento.
c) OMEOPATIA.
Si tratta di una terapia di
disassuefazione che utilizza granuli contenenti dosi infinitesimali di
estratti di tabacco. Nemmeno in questo caso esistono studi scientifici di
conferma.