|
| |
Le origini della broncoscopia
| |
 |
|
L'
uso di un tubo di metallo per l'intubazione nella difterite e per l'estrazione
di corpi estranei dalla trachea a dai bronchi venne ideato ed attuato per la
prima volta da O'Dweyer (1841-1894).
La
scoperta della lampadina elettrica (Edison 1878) avviò l'endoscopia delle più
basse vie aeree: Kirstein, nel 1895, esaminò la cavità laringea di un paziente
con un tubo di Dweyer, abbassando lingua ed epiglottide.
Padre
del broncoscopio è ritenuto Killian (1864-1921) che usò un esofagoscopio per
l'esame dell'esofago ed un endoscopio per l'esame diretto dei bronchi servendosi
di una sorgente luminosa esterna e di uno specchio che la rifletteva all'interno
del tubo. Branning,
suo allievo, disegnò un endoscopio con illuminazione oculare dando l'avvio alla
diffusione del metodo. Einnhom nel 1897 negli U.S.A. pubblicò il primo saggio
di esofagoscopia e Chevalier Jackson di Filadelfia costruì nel 1904 un
broncoscopio incorporante un tubo di aspirazione con illuminazione distale. Da
allora, in tutti i paesi si usa il broncoscopio di Killian o di Jackson o una
loro modifica. In
seguito vennero applicati un telescopio per l’ingrandimento dell'immagine a
quindi delle lenti per la visione laterale. Nel
1957 Hopkins a Kapany costruirono il broncoscopio a fibre di vetro flessibili (fibroscopio),
con assai maggior illuminazione, completamente aperto, con più larga visibilità,
senza parallasse e soprattutto di diametro assai ridotto, capace di esplorare
bronchi subsegmentari a subsubsegmentari. |
Questa pagina è stata ggiornta in data :22/05/2011
| |



Aderiamo allo
standard
HONcode per l'affidabilità dell'informazione medica
Verifica
qui
|