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Sostegno della respirazione
È l'insieme di quelle manovre e tecniche che si mettono in atto per
permettere gli scambi gassosi tra O2 e CO2 a livello alveolare nei pazienti che
per qualunque motivo non sono più in grado di avere una sufficiente
ventilazione spontanea per qualsivoglia malattia. Dobbiamo,
con i diversi metodi disponibili, superare delle forze rappresentate
principalmente da diverse resistenze quali la elasticità dei polmoni, delle vie
aeree e della gabbia toracica; la espirazione invece è in genere passiva. Applichiamo
quindi una forza rappresentata da una pressione positiva esercitata in modo
intermittente (IPPV).
VENTILAZIONE BOCCA A BOCCA
È il sistema più semplice, non richiede alcun materiale, è eseguibile
ovunque ed è inoltre di facile esecuzione dopo un minimo di addestramento. Utilizza
il contenuto in O2 dell'aria espirata (18% circa), ed è in grado di mantenere
una PaO2 di circa 75 mmHg con una saturazione di ossigeno del 90%. La
tecnica di esecuzione consiste nel porsi di fianco al paziente; quindi,
mantenendo le vie aeree pervie, il soccorritore deve inspirare profondamente,
appoggiare la bocca a quella del paziente curandosi di premere "a
tenuta" e di chiudere contemporaneamente il naso con due dita; deve quindi
insufflare con forza negli adulti, delicatamente nei bambini. Lasciare poi che
il paziente espiri passivamente e ripetere la manovra integrandola, ove occorra,
con il massaggio cardiaco esterno.
È più importante il volume di insufflazione della frequenza; si cercherà
comunque di arrivare a 12 insufflazioni al minuto, facendo attenzione ad un
possibile rigurgito da distensione gastrica: sarà opportuno comprimere
periodicamente lo stomaco per espellere l'aria che vi si accumula. È
possibile interporre un fazzoletto tra la bocca del paziente e quella
dell'operatore se il contatto diretto può risultare fastidioso. Per
valutare l'efficacia della ventilazione si devono osservare, durante le
insufflazioni, le escursioni del torace per valutarne l'ampiezza: se tali
escursioni sono limitate o assenti si dovrà mettere in discussione la pervietà
delle vie aeree e di conseguenza ripetere le manovre iniziali. VENTILAZIONE CON PALLONE DI RUBEN (AMBU)
Il
sistema che permette questo tipo di ventilazione è costituito da un pallone che
viene compresso manualmente dall'operatore, che si riespande per effetto della
sua elasticità; è fornito di un raccordo di connessione ad una maschera
facciale o al tubo tracheale, di una valvola non-rebreathing per impedire
l'afflusso dell'aria espirata dal paziente al pallone e di una valvola che
permette il riempimento del pallone con aria ambiente. Esistono
inoltre diverse varietà che permettono la ventilazione con O2 o l'applicazione
di un pallone di riserva. Bisogna però dire che il pallone di Ambu è di grande
utilità in emergenza, soprattutto per il paziente con cannula faringea o tubo
tracheale, ma richiede esperienza ed una tecnica precisa per la ventilazione
come indicato in,
dove si vuole evidenziare la posizione della mano che permette, con una
bilanciata applicazione delle forze (10% per tenere la maschera, 90% per
sollevare la mandibola), di creare una ventosa a tenuta senza occludere le vie
aeree ed avendo l'altra mano libera per il pallone. Di
ancora maggiore difficoltà, e pertanto richiede adeguato addestramento, è
l'uso del "Va-e-Vieni", cioè del classico pallone di riserva dei
circuiti di anestesia tenuti espansi da un adeguato flusso di gas (O2)
compresso, questo sistema, pur permettendo una approssimativa valutazione della
capacità del paziente di ventilare spontaneamente, con la semplice osservazione
della capacità di vuotare il pallone in inspirazione, non ci evidenzia quanto
del flusso che noi eroghiamo all'apparecchio viene utilizzato dal paziente e
quanto viene corto-circuitato all'esterno senza partecipare agli scambi gassosi
a livello alveolare. |
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