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DEFIBRILLAZIONE
La
defibrillazione o cardioversione elettrica è indicata per troncare le aritmie
potenzialmente letali quali la tachicardia ventricolare e la fibrillazione
ventricola Mentre
una idonea terapia farmacologica è spesso in grado di prevenire una
fibrillazione ventricolare, non esiste terapia farmacologica che la possa
troncare: il metodo più rapido, efficace ed accettato è la cardioversione
elettrica. Gli
shock defibrillanti, infatti, inducono una depolarizzazione simultanea di tutte
le fibre miocardiche, dopodiché il cuore può riprendere a contrarsi
normalmente, a condizione che il muscolo cardiaco sia bene ossigenato e non
acidotico. Ecco perché, ancora una volta è rimarcata la necessità di una
tecnica di R.C.P. ben condotta e coordinata per arrivare ad un ripristino delle
funzioni vitali. Da questo deriva ancora che la tecnica e l'impiego della cardioversione cambiano in rapporto al tempo trascorso dall'inizio dell'arresto cardiaco:
La
diagnosi ECG e la cardioversione devono procedere di pari passo: questo è
possibile con defibrillatori le cui piastre rilevano l'attività elettrica del
cuore. Per l'esecuzione si ricordano solo alcuni punti fondamentali da tenere presenti:
Importante
è ancora la posizione delle piastre che devono essere una a destra dello sterno in posizione
sottoclaveare, e l'altra a
sinistra in corrispondenza dell'apice cardiaco. Per
la defibrillazione si dovrà sospendere il massaggio cardiaco, ma per il minor
tempo possibile (massimo 20 secondi), per riprenderlo immediatamente dopo. Dopo
aver fatto allontanare, dal letto o dalla barella, tutti i presenti, tenendo
saldamente a contatto le piastre col torace, scaricare il defibrillatore e
verificare sul monitor l'ECG; se non si modifica l'aritmia riprendere la
cardioversione prima agli stessi dosaggi quindi a dosi crescenti (4-5 joule/kg). Con
associata la opportuna terapia farmacologica si deve continuare
fino al successo o fino alla asistolia irreversibile. |
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