ARRESTO CARDIACO

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DIAGNOSI DI ARRESTO CARDIACO

 

Viene definito come il quadro clinico di un "improvviso arresto di circolo in un paziente di cui al momento non si prevedeva la morte".

Si pone diagnosi di arresto di circolo quando si verificano: 

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incoscienza

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apnea

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boccheggiamento (gasping)

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aspetto cadaverico (cianosi o pallore) 

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assenza del polso alle grandi arterie (carotidi e femorali).

Per accertare l'assenza del polso dobbiamo quindi ricercare la pulsazione della carotide, ma nei lattanti e nei bambini è preferibile cercare il polso dell'arteria femorale o della brachiale, dell'aorta addominale o l'impulso ventricolare al precordio per evitare di comprimere le vie aeree con possibile laringospasmo.

Quando si verificano tali condizioni si deve eseguire immediatamente il massaggio cardiaco esterno abbinato all'assistenza respiratoria.

La tecnica per la circolazione artificiale deve essere bene conosciuta e praticata in modo corretto pena l'inefficacia dell'intervento, che, ricordiamo, è l'unico in grado di sopperire alla grave insufficienza cardiaca; si esegue ponendo il paziente supino su un piano rigido (molto importante per evitare che la forza del massaggio si disperda coi movimenti del corpo su un piano non rigido), mettersi di fianco al paziente, quindi individuare il punto su cui premere.

Identificato il punto a metà tra il processo xifoideo e la incisura soprasternale si dovrà esercitare la compressione sulla metà inferiore; appoggiare il palmo delle mani sovrapposte sulla metà inferiore dello sterno centralmente e premere sullo sterno spingendolo verso la colonna vertebrale per circa 4-5 cm nell'adulto, esercitando una pressione che deve essere sufficiente ad ottenere un buon polso artificiale carotideo e femorale, apprezzabile da un aiutante.

Durante il massaggio le braccia devono essere mantenute in posizione verticale con i gomiti bloccati (molto importante per non disperdere forza): comprimere sfruttando in parte il peso del corpo che deve essere "proprio sopra" al paziente.

Bisogna evitare che le mani comprimano le coste (per il pericolo di fratture o lesioni viscerali) e si dovrà mantenere la pressione sullo sterno per circa mezzo secondo (50% del ciclo), rilasciare quindi rapidamente ed attendere mezzo secondo (il restante 50% del ciclo) per consentire il riafflusso del sangue nel torace; anche questo aspetto riveste molta importanza ed i tempi devono essere rispettati per simulare una efficace sistole e diastole del cuore, pena una totale inefficacia dell'intervento emodinamicamente non valido.

Ripetere la manovra ogni secondo, senza interrompere, se non per pochi secondi, dal momento che il massaggio cardiaco esterno, anche se perfettamente eseguito, mantiene una circolazione solo al limite minimo necessario per il circolo e la ossigenazione dei tessuti.

  È possibile far precedere il massaggio cardiaco da una percussione singola (pugno) sul torace nella sede indicata per il massaggio, nel tentativo di fare riacquistare un ritmo sinusale al cuore.

Nei bambini e nei lattanti si devono usare diversi accorgimenti: il cuore è posto più in alto per cui il massaggio va eseguito al punto di mezzo dello sterno, va eseguito con una sola mano nei bambini, con la punta di due dita nei lattanti, la pressione deve essere ovviamente ridotta, 2-4 cm nei bambini, 1-2 cm nei lattanti, ma a frequenza più alta, 100-120 compressioni al minuto.

La compressione del cuore tra sterno e spina dorsale permette di spremere il sangue dal cuore stesso, dai polmoni e dai grossi vasi producendo una certa circolazione sistemica e polmonare; la successiva fase di rilasciamento per l'elasticità delle pareti fa riespandere il torace ed i visceri si riempiono di sangue, che viene ossigenato mediante la respirazione artificiale.

Questa interpretazione classica (Kouwenhoven, Jude) è in fase di riesame con i concetti di "pompa toracica" che sembrerebbero suggerire la simultaneità delle compressioni toraciche alla I.P.P.V., ma a tutt'oggi nessuna delle nuove tecniche proposte ha dimostrato vantaggi, nell'attività d'urgenza, e non ha determinato aumenti della frequenza di sopravvivenza od un miglioramento della prognosi neurologica.

Per il corretto indirizzo del trattamento successivo è di rilevante importanza registrare un tracciato elettrocardiografico, per differenziare le cause più comuni di arresto cardiaco primario: fibrillazione o tachicardia ventricolare, asistolia elettrica e dissociazione elettromeccanica. Le tecniche per rilevare il tracciato ECG durante la rianimazione d'urgenza sono state molto semplificate dal fatto che le piastre dei moderni defibrillatori incorporano gli elettrodi per la rilevazione ECG; questo permette l'immediato riconoscimento dell'arresto (fibrillazione, asistolia) ed al tempo stesso la cardioversione elettrica.

Durante la R.C.P. il monitoraggio deve essere iniziato il più presto possibile con una tecnica che non intralci il massaggio cardiaco e la ventilazione artificiale.

 

Ricordiamo ancora che l'ECG non è un indice di circolo, complessi ECGrafici anche normali possono persistere per diversi minuti in presenza di asistolia meccanica, pertanto la rilevazione cardiografia è importante come monitoraggio ma solo accessoria rispetto alla palpazione dei polsi, alla misurazione della pressione arteriosa ed all'esame clinico: colore e temperatura della cute e delle mucose.  

 

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