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Il particolare sistema di drenaggio nella
pneumonectomia:
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In questo intervento viene rimosso l’intero
polmone. Il cavo residuo sarà poi occupato da liquido destinato in parte ad
organizzarsi.
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Nell’immediato postoperatorio è necessario
provvedere alla eliminazione delle secrezioni prodotte
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ed alla corretta
stabilizzazione del mediastino, che se non viene “ guidato “ può sbandare
con gravi ripercussioni emodinamiche.
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( “ Mediastino “ è letteralmente “ tutto ciò
che sta nel mezzo “ compreso tra i due polmoni lateralmente, e tra lo stretto
toracico superiore ed il diaframma superiormente ed inferiormente. E’
normalmente una struttura lassa che per tale motivo consente ed accompagna la
mobilità cardiaca e polmonare/diaframmatica/costale, per cui è facilmente
mobile ).
Il drenaggio della Pneumonectomia è quindi
particolare in quanto deve consentire
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la regolare assializzazione del mediastino
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preservando per quanto possibile la possibilità di evacuare le secrezioni
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e
nello stesso tempo riducendo al minimo l’ingresso di aria nel cavo pleurico
drenato.
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E’ UN
DRENAGGIO SEMPRE A CADUTA !!!
( NON SI DEVE MAI PORRE IN ASPIRAZIONE ! )
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costituito da due valvole di compensazione
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espirativa
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inspirativa
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con
pressioni medie di
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+2
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e -13 cm di H2O.
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( vedi figura )
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Il 1° bottiglione è il bottiglione di raccolta;
serve a raccogliere le secrezioni e non ha altra funzione.
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Deve essere ermetico
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e ha i due tubi passanti nel tappo che non devono pescare nel liquido.
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Uno dei
tubi è connesso al paziente tramite la caduta,
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l’altro è connesso al 2°
bottiglione al tubo che pesca in acqua in derivazione con la connessione con il
terzo bottiglione.
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Il 2° bottiglione presenta
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il tubo immerso che deve pescare
2 cm nel liquido di riempimento ( 500 cc di acqua bidistillata ),
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ed un tubo
libero che non deve pescare nel liquido.
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Il 3° bottiglione è connesso
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per il tramite del
tubo che non pesca nel liquido al 2° bottiglione
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e presenta il tubo pescante
che deve essere immerso per 13 cm nel liquido in esso contenuto ( Bidistillata
sino ad ottenere il pescaggio voluto ).
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Il 2° bottiglione funziona da valvola espirativa
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e
permette l’emissione di aria dal cavo pleurico quando venga sviluppata una
pressione positiva superiore a 2 cm di H2O ( l’aria supera il pescaggio del
tubo pescante e fuoriesce all’esterno gorgogliando ).
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Il 3° bottiglione funziona da valvola inspirativa
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e
permette l’ingresso di aria in cavo pleurico solo quando la forza aspirativa
sviluppata nella inspirazione ( per esempio nello sbadiglio ) sia superiore a -
13 cm di H2O,
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In questo caso si noterà un gorgoglio nel liquido del bottiglione
per il passaggio dell’aria dal tubo pescante alla atmosfera del bottiglione
stesso.
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Quando non si supererà tale pressione negativa l’acqua non gorgoglierà
mentre si noterà un movimento pendolare del menisco liquido che riempie il tubo
stesso.
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Il sistema Pleur-Evac per pneumonectomia
Come nel bottiglione multiplo questo non è altro
che il metodo industriale
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ha il vantaggio di riassumere in unico blocco i
tre bottiglioni
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e di non necessitare il cambio frequente della raccolta.
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Presenta tre camere fra loro connesse distinte
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in camera di raccolta ,che
sostituisce il 1° bottiglione,
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camera di controllo della pressione positiva che
sostituisce il secondo bottiglione,
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e camera di controllo della pressione
negativa in sostituzione del terzo bottiglione.
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La lettura dei dati in questo sistema spesso non è
immediata né agevole. Bisogna sempre controllare la giusta quantità dei
liquidi da immettere nelle camere di controllo della pressione affinché non si
esercitino dei valori di pressione inadeguati alla pratica clinica.
I PUNTI FONDAMENTALI DELLA ASSISTENZA:
E’ evidente che oltre alle altre possibilità di
danno al paziente già viste nei capitoli precedenti esiste sempre la possibilità
di una infezione del cavo pleurico che è tanto più probabile in caso di errate
manovre di manutenzione e tanto maggiore quanto più lungo sarà il tempo di
permanenza in sede del drenaggio toracico.
E’ fondamentale per assicurare una corretta
gestione dei drenaggi conoscerli e conoscerne l’ uso e le finalità altrimenti
non è possibile agire assicurando un fine utile alle proprie azioni di cura e
di controllo.
La migliore cosa è
sempre attenersi ad un protocollo di gestione che assicuri una omogeneità di
controllo e di assistenza sia nel tempo che nella corretta interpretazione dei
dati e delle consegne del personale di cura.
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